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L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla mente umana e sull’apprendimento

Intelligenza Artificiale e Psicologia
Prima un elemento lontano dalla nostra realtà, quasi fantascientifico, ma che adesso è già applicato in diversi settori, da quello letterario a quello artistico, da quello scolastico a quello lavorativo. Che impatto avrà sulla nostra psiche l'Intelligenza Artificiale?
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Intelligenza Artificiale: fa paura.

Di fronte a questa novità in rapida crescita, ci si pone degli interrogativi etici all’uso dell’AI, sugli effetti che può provocare sulla nostra mente, sul nostro modo di apprendere, di agire e sui possibili cambiamenti che trasformeranno il mondo del lavoro e della scuola.

Uno dei quesiti più affrontanti è la paura che, di fronte a tale efficienza e velocità di risposta dell’Intelligenza Artificiale, presto si possa arrivare a sostituire gran parte del ragionamento o del lavoro tecnico umano, annullando così una buona parte dei mestieri attualmente esistenti.

Inoltre, da un punto di vista cognitivo e di apprendimento, si pensa che l’uso massiccio dell’Intelligenza Artificale possa diminuire la capacità di problem solving e ragionamento logico-deduttivo.

Basti pensare all’uso sempre più frequente dell’Intelligenza Artificiale per la stesura di testi o per la sintesi dei testi. Oppure la funzione generativa di immagini che sostituisce totalmente il lavoro degli illustratori. O ancora la possibilità di tradurre in maniera istantanea ciò che viene pronunciato da un’interlocutore straniero, addirittura simulando la sua voce (vedasi il nuovo smartphone Samsung uscito proprio in questo 2024).

E se questo rendesse la mente umana sempre più dipendente? Se atrofizzasse i processi di ragionamento e di creatività che ognuno di noi deve stimolare ed allenare?

Avrà ancora senso, in ambito scolastico, imparare le lingue avendo un dispositivo di traduzione in tempo reale? Avrà ancora senso imparare a dipingere se un’IA può riprodurre e creare da zero un quadro in pochi secondi?

Intelligenza artificiale e Psicologia: la sfida.

Non mi vorrei soffermare sul dibattito enorme che esiste tra detrattori e promotori dell’Intelligenza Artificiale, perché hanno entrambi ragione. L’IA porta con sé numerose problematiche, ma anche tanti vantaggi e potenzialità. Solo il tempo saprà dirci se varrà la pena investire su questa tecnologia.

Quello che vorrei sottolineare è che in realtà l’IA ha dei limiti strutturali che non potranno mai renderla allo stesso livello dell’intelligenza umana. Un fenomeno che spiega perfettamente questo concetto è quello del Model Collaps.

Ne parla il giornalista canadese freelance, esperto di scienza e tecnologia Clive Thompson. Il Model Collaps è un fenomeno che avviene quando una rete neurale di apprendimento accinge sempre alla stessa tipologia di dati e non è alimentata perennemente da nuove informazioni. Quando ciò accade, l‘apprendimento dell’IA collassa su se stesso, diventando inutilizzabile e perdendo la capacità di apprendere nuove informazioni.

Il model collpase mette in luce l’importanza della componente umana nell’addestramento dell’IA.

“Gli esseri umani”, sottolinea il giornalista Clive Thompson, “apportano una gamma diversificata di pensieri, sentimenti, esperienze e prospettive culturali che i synthetic data (dati sintetici) non possono replicare, creando di fatto un limite nella capacità delle IA di apprendere e capire il mondo reale.”

Quindi, in un mondo che favorisce l’analisi sintetica, fredda, logica e sequenziale, un mondo dove tutto può essere calcolato e inserito in un algoritmo, sarà ancora una volta la creatività a portare l’uomo verso l’evoluzione. Un’abilità psicologica sempre più sottovalutata, ma che spero in futuro possa ssumere l’importanza che merita.

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