TMI

TMI Fabrizio Di Girolamo Psicologo Marsala

Cos'è la TMI?

La Terapia Metacognitiva Interpersonale o TMI è un modello terapeutico integrato sviluppato in Italia nei primi anni ’90 e indirizzato principalmente al trattamento dei casi complessi, come i disturbi di personalità. Per “casi complessi” si intendono tutti quei casi nei quali i clienti non riescono a riflettere sui propri stati mentali, elaborandoli e modulandoli. Tale capacità è chiamata “acency metacognitivo”. Lo scopo principale della TMI è infatti quello di migliorare la metacognizione, aiutando il paziente a riflettere sui propri stati interni.

Ovviamente, le parole che caratterizzano la TMI sono due: metacognitiva e intepersonale. Metacognitiva perché, come già accennato, si aiuta i pazienti a sviluppare le abilità metacognitive di consapevolezza, auto-riflessione, controllo, espressione e modulazione dei propri stati interni (pensieri ed emozioni), al fine ultimo di favorire la comprensione del proprio funzionamento mentale e dei propri schemi patologici (di cui parleremo dopo).

Interpersonale perché incentrata principalmente sul miglioramento delle modalità relazionali del paziente con gli altri. In particolare in tutti quei casi in cui la relazione con gli altri è rigida, mediata da regole auto-imposte, ricca di aspettative (poi sistematicamente insoddisfatte). Tali atteggiamenti creano un ciclo che si ripete all’infinito e in modo pervasivo, tale da provocare sofferenza.

Basi teoriche della TMI

La TMI è una terapia che unisce correnti teoriche anche molto diverse tra loro. Di base proviene da una matrice cognitivo-comportamentale, ma contiene al proprio interno anche tecniche tipiche delle terapie corporee, tecniche immaginative e tecniche tipiche della Terapia Metacognitiva classica sviluppata da Wells. In generale, possiamo dire che la TMI si attesta tra le terapie di terza generazione. Nella TMI si parla di Altro e di Sé come archetipi, non quindi come figure reali ma come modelli mentali, similmente alla teoria psicodinamica.

Gli Schemi mentali e Desideri

Assunto fondamentale della TMI è la presenza di “schemi mentali patogeni” nei pazienti con disturbo di personalità. Per schema si intende quella modalità (sistematica e strutturata) di relazione con l’ambiente e con il contesto, mediata dall’apprendimento durante l’infanzia e sviluppata nel tempo grazie all’interazione con gli altri. In base alla nostra esperienza di vita, formiamo uno schema su come reagirà l’altro ad una nostra risposta, o come noi potremmo reagire in una determinata situazione. In particolare, se lo schema è patogeno (ovvero rigido, negativo, pervasivo), si otterranno delle idee e delle credenze negative sugli altri e su di sé.

Tali schemi sono attivati in modo nucleare da dei desideri fondamentali. In base al temperamento e alle esperienze ripetute di relazione con gli altri, sviluppiamo ipotesi su come gli altri risponderanno all’espressione di un nostro desiderio. I desideri fondamentali della TMI sono:

Se l’individuo, durante l’infanzia, sperimenta un persistente rifiuto, da parte dell’altro, nel soddisfare i propri desideri, inizierà a formarsi uno schema interpersonale patogeno. Ad esempio se il naturale ed universale desiderio di ricevere attenzione o cure da parte dell’altro viene sempre disilluso a causa di un Altro distante e critico, si verrà a creare uno schema caratterizzato dalla previsione dell’Altro come indisponibile o rifiutante e lo porterà a sviluppare l’idea di sé come di una persona non amabile.

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Lo schema interpersonale

Il Percorso Terapeutico

La TMI adotta delle procedure specifiche durante la terapia, denominate “procedure passo-dopo-passo”.

Dopo una prima parte di valutazione del problema, denominata “assessment dinamico“, si proseguirà con una fase denominata “formulazione condivisa del funzionamento” nella quale il terapeuta aiuta il paziente ad elicitare gli “episodi narrativi” e le memorie associate all’evento narrato. L’obiettivo è quello di portare il paziente a comprendere che il disagio deriva solo in parte dagli altri e che invece gran parte dipende dal suo modo di pensare e sentire la realtà. Una volta rievocati una serie di episodi simili tra loro per stati mentali ed emotivi, il terapeuta insieme al paziente stesso cerca di ricostruire i sottostanti schemi interpersonali ricorrenti e comuni ai diversi episodi narrati.

La seconda fase della TMI è denominata “Promozione del cambiamento”: si tratta di recuperare la parte sana e funzionante di sé attraverso la narrazione in seduta degli stati mentali positivi del paziente. Una volta che il paziente è in grado di riconoscere gli aspetti sani di sé, gli viene chiesto di restare in questi stati positivi e di viverli nel quotidiano, attraverso esercizi di esposizione. Inoltre, in questa fase si promuove una distanza critica dallo schema interpersonale, ormai chiaro e riconoscibile, che viene visto “esterno” al Sé e non più come meccanismo automatizzato. 

Gli obiettivi, oltre al riconoscimento degli schemi e all’allontanamento da essi, saranno:

– Migliorare la Metacognizione;

– Migliorare le relazioni Interpersonali;

– Permettere l’accesso alle parti sane di Sè

– Eliminare il focus sul passato e sul futuro, ma stabilizzarlo sul presente;

– Accettare le proprie emozioni e gli altri

– Eliminare le strategie di coping disfunzionali, come rimuginio e ruminazione;

– Integrare una visione di Sé positiva, a prescindere dal contesto.

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Come uscire dallo schema